Scritto da Riccardo Rossi mercoledì, 02 luglio 2008 16:44
|

Quando sei su un campo di
gara, di certo non vorresti mai ricevere una telefonata che ti dice che uno
di noi non c’è più. Eppure è accaduto e allora all’improvviso tutto diventa
diverso, relativo. Di fronte alla morte tutto si ridimensiona. Pensi a come
dirlo agli altri, specialmente ai più grandi, cercando proprio da loro una
parola giusta troppo difficile da trovare.
Genesio Capodaglio
domenica 29 giugno dopo breve malattia ha lasciato
questa terra. E’ stato un valente tiratore di skeet: sicuramente, cosa ancor
più importante, è stato un Signore della pedana. Ci lascia un gran bel
esempio di atleta che si è confrontato fino all’ultimo con i piattelli
insieme ai suoi amici. Aveva il fare mite che caratterizza i tiratori di
skeet, così composti, in fila, ad attendere il proprio turno, così solidali
uno con l’altro, che alla fine si applaudono, stringono la mano anche agli
arbitri. Richiami alla mente le ultimi immagini, te lo rivedi li a romper
piattelli e ad andar spesso sul podio e chissà quante volte ci tornerà così
in mente, con quel suo parlare calmo di persona esperta. Ci mancherà,
mancherà molto alla “tribù” degli skeettisti ma la storia di un uomo non
finisce mai finché c’è chi la racconta. Non mancherà occasione per
ricordarlo. Forse non tutti gli uomini del trap che si sono alzati in piedi
domenica pomeriggio sul campo di Loreto lo conoscevano, ma durante quel
minuto di silenzio tutti di sicuro avranno capito dalle teste basse a
nascondere gli occhi lucidi, che Genesio era persona stimata e amata.
|